
L'inverno scorso prendevo spesso quei treni.
Partivo di sera ed era già buio, spesso con la nebbia che calava pastosa.
Una volta mi sono addormentato.
Mi svegliai di colpo ed il treno era fermo in stazione. Semplicemente ho pensato che era la mia e sono sceso dal treno. Non ho notato niente di estraneo, tutto corrispondeva esattamente. Ho preso la strada di fronte come solitamente faccio. I negozi erano gli stessi. Sulla piazza del Comune la stessa vasca: non so se c'erano i pesci oppure no. Forse dormivano. Ho preso per le strade traverse. Non c'era nessuno in giro e camminavo di buon passo.
Una strada dietro l'altra sono arrivato in centro, dove avrei dovuto trovare la zona pedonale.
Avevo preso a destra e poi a sinistra, come sempre, ma non ne ero poi tanto sicuro. Non c'era anima viva cui rivolgere una domanda. Non un pub od un bar aperto. Un vago senso di timore si fece strada tra i miei dubbi. Anche se tutto mi sembrava uguale, tutto era differente: forse non ero più padrone delle mie percezioni?
Decisi di tornare sui miei passi.
Ritrovai la vasca, la piazza ed il Comune. In quel momento compresi che non erano proprio quelli che d'abitudine io conoscevo. Ma la strada di fronte alla Stazione era identica, con gli stessi negozi di scarpe e di abbigliamento, il noleggio dvd, il gazebo dell'edicola, la tabaccheria.
Le cittadine della costa si somigliano tutte.
Sempre l'inverno scorso, sempre su quei treni. Quella notte non dormivo.
Le cittadine della costa si somigliano tutte. Sono le persone che fanno la differenza. Altri modi di essere soli. Non ci si guarda.
Comunque quella volta, intenzionalmente sono sceso nella cittadina sbagliata.
Il treno rallenta. La notte è fredda. Nessuno mi aspetta: siamo adulti.
Sono sceso ed ho camminato, senza guardarmi intorno, il capo chino sulle punte delle mie scarpe alternanti.